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Italian Thesis dealing with on line journalism submitted for Masters in Giornalismo at Roma Tre University, 2007: Linda Daniele.  

Introduzione

Sono trascorsi solo quindici anni da quando le prime versioni elettroniche dei quotidiani si sono affacciate timidamente sul web: oggi, improvvisamente, ci siamo svegliati per renderci conto che tutto sta cambiando nel mondo dell’informazione. E non solo perché i giornali on line sono ormai una realtà. Anche gli strumenti che ci consentono di realizzare i giornali stampati, dall’e-mail alle immagini digitali, sono diversi. Dopo il primo decennio di sperimentazione, il giornalismo on line è entrato nella fase matura: notizie in tempo reale, aggiornamenti continui, interattività, contenuti multimediali e personalizzazione sono patrimonio comune di giornalisti e lettori.

La questione non è più riconoscere l’esistenza e la dignità professionale del giornalismo on line, ma capire in che modo questo nuovo giornalismo abbia contaminato e influenzato i processi produttivi in redazione, imponendo nuove regole e una nuova organizzazione del lavoro. Internet ha cambiato il modus operandi dei giornalisti, nell’ambito del reperimento, della verifica e approfondimento delle notizie; la verifica dell’attendibilità, l’esposizione delle notizie, la contaminazione dei linguaggi e dei percorsi di scrittura, l’approdo all’ipertesto: nulla è più come prima.    

Fino a pochi anni fa, per i media tradizionali, le notizie erano un prodotto finito, che poteva essere aggiornato nel quotidiano del giorno successivo o nel telegiornale della sera. Oggi le notizie vivono in uno stato di work in progress dove non esiste l’ultima versione, ma tutto viene cambiato e aggiornato in un flusso continuo che segue in tempo reale l’evolversi degli avvenimenti. Nella convinzione che le profonde trasformazioni in atto abbiano aperto una la strada a un nuovo giornalismo nel quale anche il lettore, grazie all’interattività, acquisisce una centralità nel processo di programmazione delle attività  (agenda setting) sconosciuto ai vecchi media.

Se in questo terzo millennio non è pensabile un mondo senza i giornali di carta, “un’invenzione perfetta, non migliorabile in termini di praticità, fruibilità, formata[1]”, non lo è neppure uno senza i giornali on line. Per questo è importante comprendere quali siano le caratteristiche del giornale on line e in che modo gli utenti li leggano: per far luce sulla reazione della scrittura giornalistica al nuovo mezzo di comunicazione e sul suo necessario adattamento ad esso. È quello che cercheremo di stabilire nelle pagine che seguono.

 

Il giornale on line: caratteristiche

La materia prima del giornale elettronico è l’informazione, presentata con caratteristiche proprie che in parte modificano e in parte si aggiungono a quello del giornale a stampa. Compito principale del lavoro giornalistico resta sempre la selezione delle informazioni, la gerarchizzazione delle priorità e la presentazione delle notizie scegliendo fra le varie opzioni narrative. In particolare, si possono individuare alcune caratteristiche che determinano la specificità e i vantaggi dell’informazione in rete.

La tempestività. Il giornale on line, anche in virtù dell’utilizzo di un sistema automatico di gestione dei contenuti, ha il vantaggio di poter essere aggiornato continuamente. Proprio l’aggiornamento continuo, senza orari o palinsesti prestabiliti, consente al lettore di seguire le notizie nel momento del loro divenire, in quello che ormai comunemente viene indicato come “tempo reale”.

A differenza della radio e della TV, ad esempio, dove gli spazi dedicati all’informazione rimangono “ingessati” in tempi prestabiliti, il giornale on line non ha la necessità di “sottostare” ai contenuti di un palinsesto e può permettersi di produrre informazione a gettito continuo. Allo stesso modo, la possibilità di pubblicare notizie in tempo reale costituisce un vantaggio considerevole a paragone dei giornali stampati, che devono attendere la mattina successiva per arrivare in edicola.

Il successo di un sito di news è determinato anche dalla frequenza con cui i contenuti vengono aggiornati. Il giornale on line deve risultare “nuovo”, fresco e aggiornato ogni volta che l’utente si connette. Come spiega Pratellesi: “Non a caso quando fatti di cronaca di particolare rilevanza richiamano l’attenzione delle persone e il loro bisogno di sapere o capire che cosa è successo i siti di news registrano significative impennate di traffico”[2]. Un particolare che deve far riflettere: la rete è ormai considerata dagli utenti uno dei canali privilegiati quando si richiedono soprattutto informazioni tempestive.

L’interattività. “L’unica autentica novità che ho trovato lavorando da molti anni via computer è proprio l’interattività. Per la mia generazione di giornalisti avere un lettore con nome e cognome, che ti risponde a stretto giro di posta, e ti dice pure ‘lei ha scritto una baggianata’, oppure ‘lei ha scritto uno straordinario pezzo’, o  magari ti  invia a occuparti di un argomento o di un problema, è un’esperienza completamente nuova”[3]. Ecco come Vittorio Zucconi definisce l’interattività in un’intervista.

Effettivamente, con Internet il lettore è coinvolto, non subisce passivamente un flusso di informazioni come davanti alla televisione o ascoltando la radio, ma partecipa alla selezione determinando, nell’ambito di un’offerta molto vasta, quali contenuti estrarre. L’utente on line segue un suo percorso informativo:  con il mouse decide autonomamente cosa  leggere, vedere, consultare.

Possono esserci anche diversi livelli di interazione tra giornalisti e lettori e anche tra lettori stessi: l’invio di una e-mail alla redazione per commentare un articolo permette loro di intervenire e partecipare in tempo reale alle scelte della redazione; le loro scelte sono monitorate dalla redazione attraverso l’analisi dei file di log;  sondaggi e forum li rendono  redattori occasionali, poco importa se scriventi o scrittori.  Un articolo con zero click, probabilmente, avrà breve vita in home page, mentre un altro che crea molto traffico, indice di gradimento da parte dei lettori, resterà più a lungo. Tutti questi fattori riducono la distanza tra lettore e giornalista.

L’ipertestualità.  La natura ipertestuale della rete permette di pensare ai prodotti on line in termini di connessioni, che organizzano i contenuti e le informazioni. Il link, lo strumento principale dell’iper-scrittura, è una connessione ipertestuale che permette al lettore di accedere ad altri documenti sia di natura testuale che multimediale; l’accesso a una delle proposte dell’ipertesto avviene attraverso parole chiave “sensibili”, cliccabili.

In questa nuova dimensione, il testo non è più solo necessariamente scritto, sonoro, o legato alle immagini, bensì adopera simultaneamente tutti questi codici. Con Internet esso ha acquisito una connotazione dinamica. Non esiste più un “centro”  se non quello inventato ogni volta dal lettore, il quale segue propri percorsi all’interno degli ipertesti.

La multimedialità. Se il giornale cartaceo comunica con i testi e le immagini, se la radio utilizza la voce, se la TV privilegia le immagini in movimento e l’accompagnamento sonoro, il giornale on line può utilizzare insieme il testo, le immagini, l’audio e il video. Questo rappresenta una grande risorsa per l’informazione: la possibilità, cioè, di presentare la notizia avvalendosi di canali comunicativi complementari. Gli articoli costituiscono solo una parte dell’offerta dell’informazione on line. Nessun altro media è  in grado di offrire questa opportunità di approfondimento multimediale.

Con lo sviluppo della cosiddetta “banda larga” si è compiuto un ulteriore passo verso la convergenza in Internet di giornali, radio, televisione, ma anche telefono, musica e cinema.  Il lettore di un portale d’informazione può disporre e fruire di una serie di contenuti multimediali che, proprio grazie alla presenza di un archivio, rimangono sempre consultabili e virtualmente senza limiti di linguaggio né di spazio o di tempo, nella scrittura come nel consumo.

La personalizzazione: Le modalità di fruizione e di ricerca, di selezione e di impaginazione delle informazioni sul web consentono un alto grado di personalizzazione. L’utente non ha più davanti a sé un prodotto rigido, freddo, già fissato nella sua architettura (la selezione gerarchica dei titoli e delle notizie sulle pagine di un giornale, il palinsesto di una televisione), ma un prodotto flessibile, adattabile e modificabile a seconda dei propri gusti ed esigenze.

La personalizzazione consente di costruire all’interno dell’offerta informativa un proprio percorso. Nel giornale on line ogni utente traccia una propria rotta personale, modificandone le dimensioni. Il lettore “salta” la griglia di interpretazione proposta dalla redazione per andare a soddisfare le proprie richieste e aspettative d’informazione. Questa opportunità comporta anche l’asincronia dei contenuti: il fatto, cioè, che l’utente possa decidere quando collegarsi e quando fruire delle notizie che lo interessano.

Lo spazio: Una caratteristica fondamentale dei giornali on line è che non hanno limiti di spazio. Le possibilità di approfondimento dei fatti sono praticamente illimitate. Questo consente anche di recuperare in certi casi articoli, commenti, approfondimenti, documenti e ricostruzioni che nelle pagine stampate di un quotidiano non trovano spazio. Come spiega Neil Budde, direttore del “Wall Street Journal Interactive Edition”: “La capacita di indirizzare i lettori verso vaste quantità di informazioni è ciò che distingue il giornale elettronico dal tradizionale modello”[4].

Sul web lo spazio diventa una variabile indipendente: se il giornale cartaceo, la TV e la radio sono costretti a fare costantemente  i conti con tempi, misure e lunghezze, sacrificando inevitabilmente alcune informazioni a discapito di altre, la rete si rivela terreno fertile per gli approfondimenti e i collegamenti. Se si sta affrontando un avvenimento e si trovano dei documenti integrali o delle schede esplicative che possono aiutare nella comprensione dei fatti o del contesto in cui si sono originati, nel dubbio si pubblicano, mentre sulla carta non sarebbe possibile concedersi questo lusso.

L’approfondimento: La disponibilità praticamente illimitata di spazio, che in rete ha un costo bassissimo, consente ai giornali on line livelli di approfondimento maggiori rispetto a quelli della carta stampata. Fondamentale è, per esempio, la possibilità di collegare articoli, parole, nomi di persone alle banche dati del giornale. Fra queste una delle più sfruttate è l’archivio interno al sito.

Poiché il costo dello spazio incide solo in minima parte sui bilanci, i giornali on line conservano e archiviano tutta la produzione. L’utente ha quindi sempre la possibilità di approfondire un argomento attraverso le ricerche d’archivio. È compito dei giornalisti arricchire il pezzo con una scelta di link per aiutare il lettore ad approfondire l’argomento attraverso collegamenti ipertestuali a informazioni già pubblicate o esterne.

Gerarchizzazione: La gerarchia e la presentazione delle notizie nella home page e all’interno del sito seguono criteri in parte diversi da quelli tipici della stampa. La diagonale di lettura, dall’alto in basso, da sinistra a destra, che determina i valori nella pagina, insieme a corpo dei titoli, numero di colonne e scese, non deve essere necessariamente rispettata sullo schermo, dove subentrano anche altri valori grafici. Il menabò, dove prende forma la notizia prima di finire sulla pagina nei giornali tradizionali, è sostituito nei web publisher dal “template”: una griglia dove si trascinano le notizie affinché assumano una forma grafica piuttosto che un’altra.

La rilevanza di una notizia può essere legata a fattori quali per esempio la semplicità di accesso: più cliccabili e acquisibili sono i contenuti, più importanti risulteranno nell’economia di lettura del sito. Fondamentale anche l’effetto “colpo d’occhio”: se un utente torna su un sito e non percepisce immediatamente che qualcosa è cambiato nella home page, che nella prima schermata contiene le notizie principali del giorno, difficilmente sarà stimolato a navigare a caccia di eventuali novità.

Comunità: Il giornale on line stimola e facilita la comunicazione diretta tra i lettori su argomenti di comune interesse. Questo collegamento interpersonale avviene principalmente attraverso forum, e-mail, chat. Spesso intorno a sezioni particolari si creano veri e propri gruppi di discussione che vanno avanti per anni.

Un esempio in Italia è la rubrica “Italians” che Beppe Severgnini tiene dal 1998 su Corriere.it, nata sul web e successivamente trasposta a scadenza settimanale anche sulle pagine del Corriera della Sera. Gli “Italians” che participano al forum di Severgnini vivono in tutte le parti del mondo, a dimostrazione che in rete la vita del lettore non è più condizionata dal contesto geografico (l’area di diffusione del prodotto giornale), ma semplicemente dalla convergenza di intenti e interessi.  

Ricerca: La ricerca per soggetto, argomento o personaggio, attraverso le parole chiave è una delle opportunità più sfruttate dai siti di news. La ricerca consente di trovare un articolo o tutti i servizi in cui compare una determinata parola in tempi infinitamente più brevi rispetto a qualsiasi altra forma di consultazione d’archivio. Le informazioni inserite nel sito vengono via via archiviate e messe a disposizione dei giornalisti e dei lettori on line. La possibilità di filtrare in pochi secondi il cyber-spazio e ottenere l’informazione richiesta consente di superare l’iniziale sconforto che può colpire davanti al mare magnum delle informazioni in rete. I motori di ricerca, all’interno del sito e nella rete, garantiscono inoltre l’approfondimento e la specializzazione dell’informazione con mezzi disponibili, fino a pochi anni fa, solo per ricercatori professionali.[5]

La presenza di un archivio permanente consente di dare all’informazione uno spessore storico precluso agli altri media. La possibilità di contestualizzare la notizia tramite collegamenti ipertestuali a notizie d’archivio correlate è una grande opportunità per  i lettori. Se nel giornale tradizionale le due categorie temporali, presente e passato, sono ben distinte, nella versione telematica le due dimensioni sono una accanto all’altra, e possono essere richiamate, tramite links, contribuendo a una ricostruzione storica del fatto, nella sua evoluzione temporale, e alla sua contestualizzazione.

Scrivere per il web: il caso del giornale online

Il web writing, ovvero l’arte di scrivere per Internet, è una materia che rispetta le caratteristiche prefissate dell’informazione in rete e che modifica in parte il significato di parametri come usabilità e accessibilità. Scrivere per il web significa innanzitutto tener conto della specificità del mezzo, e trattare dunque il testo di conseguenza, non solo dal punto di vista concettuale ma anche grafico. Sul web il testo va pensato anche in termini visivi, e il formato è un aspetto determinante del processo di scrittura. Il web possiede un linguaggio proprio che detta le regole per la diffusione dei contenuti on line: questo fatto si ripercuote significativamente sulla struttura dei giornali on line e sul lavoro dei giornalisti che collaborano alla loro realizzazione.

La modalità di lettura su schermo

Sul web la modalità di scrittura si modifica in funzione della fruizione. La lettura su schermo è più lenta del 25% rispetto a quella su carta[6]: occorre, pertanto, adottare alcuni accorgimenti per facilitare il processo di acquisizione delle informazioni e rendere appetibile il testo al lettore. Le prime ricerche su come gli utenti leggano su Internet[7] dimostrano che sullo schermo il testo non viene letto da sinistra verso destra in modo sequenziale, come avviene con le pagine di un giornale o di un libro. Nel 1997, l’esperta di utenza di Internet Jakob Nielsen ha notato che nel 79% dei casi l’occhio effettua prima una scansione[8] della pagina, alla ricerca di singole parole, frasi e elementi visivi che attirino la sua attenzione[9]. Questo ha portato alla conclusione che si deve pensare sempre alla pagina web che si sta scrivendo come a una mappa o a un paesaggio visto dall’alto. “È così che il lettore la guarderà, farà su e giù con gli occhi cercando quello che gli serve. Un percorso chiaro, fatto di luoghi e di segnali ben precisi: titoli, sottotitoli, testi brevi, spazi bianchi, indici, parole chiave scritte in altro corpo e altro colore, frecce, liste numerate o a punti”[10]. Durante questa prima meta-lettura, l’occhio cerca di abbracciare l’intero contesto visivo della pagina, per poi intraprendere una lettura più analitica, dal generale al particolare.  

Le più recenti ricerche effettuate dal Poynter Institute accrescono e modificano la nostra conoscenza delle modalità di fruizione dei testi sul web. Tra i contenuti del suo sito ufficiale[11] figurano le ricerche effettuate sulle abitudini di lettura degli utenti di siti web di giornali, il cosiddetto Eyetracking. I ricercatori del Poynter osservano navigatori del web all’opera, seguendone i movimenti degli occhi per capire i percorsi di lettura, sequenziali o casuali. La prima ricerca, effettuata nel 2000 e opportunamente documentata, portò a concludere che i punti di accesso alle pagine web, a differenza di quelli della carta stampata[12], fossero i titoli e il testo, e che i lettori preferissero un flusso di informazioni non interrotte dalle immagini[13].

La seconda, quella del 2004,  si concentrò ulteriormente sulle abitudini della lettura on line e tracciò con esattezza il percorso visivo del lettore all’apertura della home page: in alto a sinistra, poi in basso e solo alla fine in alto a destra[14]. L’importanza preponderante del testo, in particolare dei titoli e dei sottotitoli, sulle immagini è stato confermato dalla ricerca. Ciò che attira subito l’attenzione sono i titoli testuali dominanti, prima quelli in alto a sinistra, poi quelli in alto a destra. Le foto non sono semplici e neutrali accessi, tuttavia ci si sofferma pochissimo[15]. In media, prima di proseguire verso una pagina successiva, si leggono cinque titoli per pagina, indipendentemente dal numero di titoli presenti sulla pagina[16]. Di un titolo e di un sottotitolo, poi, si leggono realmente solo le prime due o tre parole[17], cui bisogna prestare, pertanto, la massima attenzione.  Anche il sottotitolo è importante, perché fa da cerniera tra il titolo e il testo, e guida alla lettura[18]. Titolo e sottotitolo, però, devono costituire visivamente un blocco unico: pochissimo spazio tra l’uno e l’altro e stesso font. Le dimensioni è bene che varino, ma di un solo corpo[19]. E così per lo stile del carattere: neretto per il titolo, tondo per il sottotitolo. Anche nei sottotitoli si leggono solo le prime parole[20], cui bisogna quindi dedicare la massima attenzione. Per quanto riguarda i fattori che aumentano la leggibilità dei giornali on line, la ricerca ha rilevato che i lettori dedicano istintivamente la loro attenzione a tutto ciò che si trova più in alto sullo schermo, ma non è vero che non vogliono assolutamente scrollare: se un titolo li cattura, leggono volentieri anche testi sotto il battente[21] (parlando in termini di accessi, la metafora più calzante è la porta). Contrariamente a quanto pensiamo, se vogliamo incoraggiare la lettura di un intero testo, il carattere più piccolo funziona meglio. I titoli e i testi scritti con un corpo più grande si esplorano e si guardano, ma non si leggono[22]. In termini di impaginazione e stile di scrittura, gli articoli scritti con paragrafi brevi hanno avuto il doppio di lettori rispetto a quelli con paragrafi lunghi[23]. Sullo schermo, l’impaginazione a una sola colonna è quella che funziona meglio[24].

L’ultimo studio Poynter, portato a compimento nel 2007, di nuovi risultati ne ha forniti molti, qualche volta sorprendenti. Il più importante, forse, che la ricerca mostra è  il superamento dell’affermazione della Nielsen sullo stile di lettura on line[25]: scorrere il testo senza leggerlo. Nello studio di Poynter questi due stili di lettura erano in effetti analizzati: il lettore metodico è descritto come colui che legge il testo da cima a fondo, senza scorrerlo, muovendo in basso lo schermo e a volte tornando indietro per rileggere il materiale; chi scorre il testo si muoverà velocemente dall titolo alle foto alla lettura di un articolo senza mai tornare nello stesso punto del testo. In ogni caso, lo studio Poynter rivelò che i lettori on line oscillavano continuamente fra le due tipologie, leggendo il testo metodicamente per un 50% e scorrendolo nella stessa proporzione[26]. Non solo si comportano così i lettori on line, ma almeno una volta la gente sceglie cosa leggere e, come spiega la ricerca, effettua una lettura più completa on line che sulla carta stampata.  I lettori on line leggono storie lunghe (62%) o corte dall’inizio alla fine più dei qualsiasi altro lettore di riviste (52%) o manifesti (49%).  I lettori on line leggono in media il 77% delle storie che selezionano[27].

Dalla ricerca alla pratica: utili indicazioni per chi scrive per giornali on line

 La ricerca mostra chiaramente che gli utenti realmente leggono approfonditamente on line se sufficientemente interessati. Scrivere in un modo modulare, più semplice e funzionale, progettare i testi, esercitarsi nella sintesi, catturare subito l’attenzione del lettore e usare meglio i microcontenuti sono tutti stratagemmi che aiuteranno a raggiungere questo scopo.

Micro-contenuti, grande importanza

Quando l’utente approda nella home page di un giornale on line si trova di fronte a una miriade di piccole “unità di informazione”[28]: titoli, sottotitoli, abstract, link, didascalie, indici, voci di menu, ecc… Questi elementi fanno parte dell’apparato dei cosiddetto micro-contenuti, e costituiscono il primo grado di lettura dell’informazione. Ai micro-contenuti è necessario dedicare la massima attenzione perché, se scritti con criterio e arguzia, possono davvero fare la differenza nella consultazione di un sito web. Come confermato dall’indagine Poynter, il titolo “è la prima cosa che colpisce il lettore, e non di rado l’unica che viene letta.”[29] Nella scelta dei titoli questo è il primo punto che i giornalisti devono tenere a mente. Lorenzetti spiega così il “gioco” dei titoli: “Sul web, tra un titolo visualizzato in home page e il testo della notizia relativa, c’e sopratutto un click di distanza. Questo click dobbiamo conquistarcelo a tutti i costi, ma possiamo  farlo utilizzando esclusivamente le parole. Il titolo è paragonabile a un amo che il giornalista lancia al suo lettore, in attesa che abbocchi. Se il lettore si sente attirato dal testo e fa il click sul titolo, il gioco è fatto: abbiamo raggiunto il nostro scopo, il lettore sta leggendo ciò che abbiamo scritto.”[30]  

 

L’arte di scrivere i titoli

Come scrivere un titolo efficace che fa tutto questo? Lq ricerca sembra indicare che necessariamente la scelta di poche parole accattivanti all’inizio dei titoli è cruciale nella conquista di un maggior numero di lettori. Corrado mette sull’attenti gli scrittori: “Concepite sempre i microcontent come abstract condensati del macrocontent: non titoli semplicemente carini o accattivanti, ma veri concentrati di contenuto”[31]. Poiché “l’idea che il pubblico si fa di un fatto, dipende in larga misura dal titolo[32]”, Corrado suggerisce: “Non usate titoli criptici o teaser, che funzionano nella pubblicità o nella stampa, dove si può voltare pagina per leggere l’articolo, ma non sul web, dove c’è un’altra intera pagina da scaricare senza sapere cosa effettivamente si troverà.”[33] E conclude: “Siate brevi! Tagliate finché non giungete al limite della comprensibilità: solo allora fermatevi.”[34] Lorenzetti  condivide l’idea che la redazione del titolo debba essere compiuta all’insegna della brevità: “La lunghezza ideale per il web e compresa tra i 50 e i 70 caratteri, in modo che possa essere letto in un colpo d’occhio.”[35]

 

L’abstract e sottotitoli

L’abstract è un breve riassunto del testo, un “concentrato” della notizia che permette al lettore di conoscere l’argomento della notizia senza bisogno di leggerla integralmente.  E importante che l’abstract va scritto con grande accuratezza, perché è il testo su cui si riversa l’attenzione del lettore subito dopo il titolo. La ricerca Poynter ha scoperto che la maggior parte delle persone scorrevano l’intera pagina di titoli – e i links agli articoli – in presenza di abstracts. Nelle pagine prive di abstracts lo sguardo si concentrava, invece, sul sommario senza fare più di tanto caso al resto della pagina. Anche i sottotitoli avevano grande importanza fin dall’accesso alle pagine del giornale on line tramite il testo. I sottotitoli si riferiscono in genere ai singoli paragrafi. I paragrafi introduttivi sono un passaggio obbligato per almeno il 95% dei lettori di giornali on line, cosicché è fondamentale tenerne conto; potenzialmente è tutto ciò che i lettori vedono, oltre ai titoli; i giornalisti devono prenderne coscienza. Invece di trattarli come un appendice, i redattori devono capire il peso dei paragrafi introduttivi nell’interesse del pubblico per la notizia nella sua stessa accessibilità. È consigliabile comporre il primo paragrafo, il principale, non più lungo di 30 parole[36].  Le prime in particolare, proprio come avviene per i titoli, saranno decisive nel catturare l’attenzione del lettore.

Fare “respirare” il testo: la divisione in paragrafi

Per i paragrafi in generale, Corrado avverte: “Fatene abbondante uso: sul Web nessuno ama scrollare un testo lungo e tutto uguale; spezzatelo quindi in tanti blocchetti.”[37]. Gli scrittori per il Web e gli esperti di usabilità, come Crawford Kilian[38] and Jacob Nielsen,  si sono accorti che gli scrittori,  a volte, adottavano misure brevi nei paragrafi  e questo catturava maggiormente l’attenzione del pubblico. Questo fa capire come i paragrafi lunghi vadano bene per la carta stampata ma non per i giornali on line, se ci si propone di usare tutti i mezzi per incoraggiare gli utenti a proseguire nella lettura. Ci sono tutti gli elementi per pensare che un testo che “respira” sia più adatto al web. Blocchi di testo chiusi, monolitici e senza interruzioni, se sulla carta possono reggere bene, sul web risultano completamente “indigeribili” alla vista. Occorre dunque suddividere il testo in piu porzioni (“chunking”) e lasciare dello spazio vuoto tra un paragrafo e l’altro per definire le aree di senso, in modo che a ogni paragrafo corrisponda un’informazione. Uguale attenzione va dedicata alla lunghezza delle righe, che non dovrebbe superare gli 80 caratteri[39].
 

Il testo si mette “a dieta”?

Nonostante lo spazio web sia caratterizzato della sua illimitatezza, il giornalismo on line deve tener conto del fattore brevità. Come spiega Pratellesi[40], è inutile costruire un pezzo lungo: meglio un articolo con due o tre links di approfondimento che oltretutto incuriosiscono maggiormente il lettore e incrementano il numero delle pagine visitate. Tuttavia sarà bene sfatare subito un pregiudizio: non è affatto vero che sul web si debbano necessariamente scrivere testi brevi:  il lettore cerca notizie a colpo d’occhio, ma una volta trovata l’informazione che lo interessa, si dimostra desideroso di percorrere tutti gli approfondimenti disponibili. Lo studio Poynter dimostra che la lettura dei quotidiani on line non è piu distratta, sbrigativa o superficiale di quella del quotidiano cartaceo. L’utente online è anzi particolarmente esigente e attento alla qualità: “Se c’è qualità, la lunghezza non è penalizzante”[41].

Parlando della struttura del testo, se sulla carta stampata abbiamo l’opportunità di introdurre un discorso, argomentarlo in più punti e infine giungere alle conclusioni, sul web è meglio capovolgere questa gerarchia. Le conclusioni vanno proposte subito, l’analisi e gli eventuali commenti vanno inseriti solo secondariamente, di modo che anche se il lettore interrompe la lettura, dopo solo qualche riga, avrà già ottenuto le informazioni più importanti, secondo il modello “piramide rovesciata”[42]. Questo stile giornalistico è tarato sulle esigenze narrative del web: un giornalista sa bene che la notizia è la prima cosa da esporre in un articolo. Tutti i dettagli, i commenti e le digressioni possono aspettare. La notizia invece ha la precedenza assoluta.

Conclusione

Non esiste un metodo d’informazione migliore dell’altro: lo dimostra l’effettiva, e tutto sommato pacifica, convivenza fra carta stampata e giornalismo on line. Purché sia garantita la notizia, ogni mezzo è lecito. Tuttavia se ci sono delle tendenze, come nella moda, è giusto seguirle o quanto meno prenderne atto. Una di queste tendenze è il passaggio progressivo di dati “dal piombo al byte”, per rispondere ad esigenze di economizzazione di spazi e risorse. Se queste tendenze sono vincolate all’invenzione di un mezzo sempre più potente, in continua evoluzione, e soprattutto più flessibile della carta stampata: il web, non è proprio il caso di ignorarle. Oggi la rete assorbe, quasi senza filtrarla, una mole immensa di materiale: vi transita tutto e il contrario di tutto. Il continuo aggiornamento illude i lettori e la comunità scientifica che certe tracce di materiale vi permangano per un tempo troppo breve per “fare danni”, ma non è così: esistono gli archivi, troppo facilmente accessibili e consultabili.  La facilità di accesso alle risorse informatiche può finire per annullare o neutralizzare la coscienza critica dell’utente. Ma questo è pure ciò che si dice oggi a proposito di certa televisione. Chiudo la mia esposizione con una domanda aperta: la colpa è del mezzo d’informazione o di certa pigrizia degli utenti?


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[1] Pratellesi M, New Journalism, Teorie e tecniche del giornalismo multimediale,  Milano, Mondadori 2004,  p. 25.

[2] Pratellesi M, op cit, p 67.

[3] Magrani D, Sbatti il web in prima pagina, Franco Angeli, 2002, p 62.

[4] Pratellesi, op cit, p 67.

[5] Conboy M, Journalism: A Critical History, Sage Publications, London, 2004, p 225.

[6] Nielsen J, “Be succinct! (Writing for the Web)”, posted 15 March 1997, su http://www.useit.com/alertbox/9703b.html e Fiormonte D, Scritttura e filologia nell’era digitale, Bollati Boringhieri, Torino, 2003, p 127.

[7] Nielsen J, “How Users Read on the Web”, posted 1 October 1997, su http://www.useit.com/alertbox/9710a.html

[8] Nielsen J, “Why Web Users Scan Instead of Read”, posted October 1997, su http://www.useit.com/alertbox/whyscanning.html

[9] Nielsen J, “How Users Read on the Web”, posted 1 October 1997, su http://www.useit.com/alertbox/9710a.html

[10] Scrivere per il web, a cura di Alberto Crippa, su http://www.crmvillage.it/download/scrivere_per_il_web.pdf

[11] http://www.poynter.org  

[12] “The   first Poynter research study in the areas of design and reading patterns, in 1990, used eyetracking equipment to see how people’s eyes moved around the printed news page. The key findings from this study included that readers enter a printed page through the largest image on the page; that a majority read the headline before going to the text; and that photo captions were the third most frequently visited part of the page. These findings influenced newspapers’ use of photos on front pages and the understanding of how important clever headline writing is”: Cfr.  Paul N and Ruel L, “Early lessons from Poynter’s Eyetrack07”, Online Journalism Review, posted 14 April 2007, sul http://www.ojr.org/ojr/stories/070414paul/

[13] Paul N and Ruel L, :Early lessons from poynter’s Eyetrack 07″, Online Journalism Review, posted 14 April 2007, sul http://www.ojr.org/ojr/stories/070414paul/

[14] Outing S and Ruel L, “Viewing Patterns for Homepages”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/viewing.htm

[15] Outing S and Ruel L, “The Best of Eyetrack III: What We Saw When We Looked Through Their Eyes”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/main.htm

[16] Outing S and Ruel L, “Viewing Patterns for Homepages”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/viewing.htm

[17] Ibid.

[18] Outing S and Ruel L, “Using Headlines & Blurbs on News Homepages”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/blurbs.htm

[19] Outing S and Ruel L, “Headline Size and News Homepages”, Poynter Institute, sul  http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/headlinesize.htm

[20] Outing S and Ruel L, “Using Headlines & Blurbs on News Homepages”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/blurbs.htm

[21] Outing S and Ruel L, “The Best of Eyetrack III: What We Saw When We Looked Through Their Eyes”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/main.htm

[22] Outing S and Ruel L, “Font Size on News Homepages”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/fontsize.htm

[23] Outing S and Ruel L, “The Best of Eyetrack III: What We Saw When We Looked Through Their Eyes”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/main.htm

[24] Outing S and Ruel L, “Article-Level Page Design: What Matters Inside?”, Poynter Institute, sul http://www.poynterextra.org/eyetrack2004/articlepages.htm

[25] “People rarely read Web pages word by word; instead, they scan the page, picking out individual words and sentences”: Nielsen J, “Be succinct! (Writing for the Web)”, posted 15 March 1997, su http://www.useit.com/alertbox/9703b.html

[26] Paul N and Ruel L, “Early lessons from Poynter’s Eyetrack07”, Online Journalism Review, posted 14 April 2007, sul http://www.ojr.org/ojr/stories/070414paul/

[27] Ibid.

[28] Lorenzetti L, Fare un giornale online, Dino Audino Editore, 2005, Roma, p 116.

[29] Della Casa M, Parole Discorso E Progetti, Brescia, 1979, p 344.

[30] Lorenzetti, op cit, p 117.

[31] Corrado L, “piccolo cose che contano”, sul http://www.mestierediscrivere.com/testi/microcontent.htm#barra

[32] Della Casa, op cit., p 344.

[33] Corrado, op cit.

[34] Ibid.

[35] Lorenzetti, op. cit., p 117.

[36] Nel F, Writing for the Media, 2nd edition, Oxford University Press, 1999.

[37] Corrado L, “piccolo cose che contano”, sul http://www.mestierediscrivere.com/testi/microcontent.htm#barra

[38] Kilian C, “Effective Web Writing”, sul http://www.webtechniques.com/archives/2001/02/kilian/

[39] Orletti F (ed), Scrittura e nuovi media, Carocci editore, Roma, 2004, p 49.

[40] Pratellesi, op cit, p 119.

[41] Lorenzetti, op cit, p 122.

[42] Buchholz G, “The 10 Commandments of Internet Writing”, sul http://www.webpronews.com/topnews/2004/08/13/the-commandments-of-internet-writing

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